riflessioni sulla formazione

 

Quando mi sono iscritta all’università l’idea di ciò che è la formazione era molto vaga.. si a scuola venivo “formata”, ma non avevo idea del largo e ampio significato che poteva avere il concetto FORMAZIONE.

Con il passare del tempo ovviamente la mia opinione è cambiata..mi son resa conto che il concetto di formazione non è semplice, a volte può dire molto, altre meno; il lavoro del formatore è complesso perchè si basa sul trasmettere delle nozioni, ma allo stesso tempo non è un vero e proprio insegnante.

La società oggi investe molto nella formazione, ma quello che mi chiedo io è se questo è abbastanza..

Quando al tg vedo certe scene, ad esempio di bullismo, mi chiedo cosa possono aver sbagliato le persone che stanno attorno a questi ragazzi, quale errore così grande possono aver commesso gli adulti per portare i ragazzi a certe azioni..hanno sbagliato nel formarli?! Hanno trasmesso qualcosa di sbagliato per portarli a certi “livelli”?

Mi chiedo allora se c’è bisogno di una maggiore formazione, o se abbiamo bisogno di una formazione diversa che magari non miri solo a far apprendere dei saperi ma che regoli maggiormente i comportamenti delle persone.. una formazione più “sociale”…ma ci sono veramente comportamenti giusti o sbagliati!? Allora su cosa deve basarsi la formazione per provare a regolare la società..sempre se le è possibile farlo..

riflessioni sulla formazioneultima modifica: 2007-12-03T19:05:00+01:00da francesca.v
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5 pensieri su “riflessioni sulla formazione

  1. cesca anch’io mi pongo le stesse domande…ed è difficile trovare delle risposte soddisfacenti a riguardo.. certo la formazione che riceviamo trovo sia una buona formazione, forse però troppo teorica e poco pratica.. credo quindi che sia meglio che essa non si focalizzi, e non punti sempre e solo, per non dire troppo, sulla trasmissione di saperi, conoscenze e nozioni, ma che ci dia degli strumenti necessari, utili e indispensabili da poter mettere in pratica sul campo, perchè solo così si potrà migliorare la situazione..gli atti vandalici, ad esempio il “bullismo” come dici tu, non fanno di certo pensare che dietro ci sia una buona formazione su questi ragazzi, anzi direi tutt’altro che una buona educazione/formazione..sono gesti che probabilmente son dovuti a causa di situazioni famigliari critiche, in cui i giovani sono poco seguiti e con una situazione famigliare problematica..in questo modo i ragazzi del bullismo, non avendo una base solida su cui appoggiarsi e fare riferimento, non avendo cioè certezze e una formazione abbastanza rigida da parte dei propri genitori, si sentono in un certo senso “liberi” di agire come credono, fregandosene così di determinate regole..per loro non ci sono regole..
    Sono dell’idea che se una buona formazione iniziale non derivi prima di tutto dai propri genitori, sarà difficile sottoporre questi giovani ad una dettagiata ed efficace formazione..

  2. Cara Francesca, condivido le tue affermazioni, ma credo sia imporatnte per rispondere a certe domande capire cosa intendiamo per formazione; se ci riferiamo ad una formazione ottenuta “da grandi” penso che una risposta non c’è, mentre se per formazione pensiamo alll’educazione che ci è stata data da piccoli ecco che qualcosa cambia. Io non credo sia facile spiegare determinati fenomeni sociali che avvengono, come il bullismo a cui tu ti riferisci, o il “tifo” degli ultra, o gli omicidi di cui continuamente sentiamo parlare; penso però che in questi casi il problema riguardi maggiormente la moralità degli individui e la capacità, che non sembrano avere almeno in questi casi, di distinguere non tanto che cosa è giusto e cos’è sbagliato, ma cos’è normale da ciò che non lo è. Ciò vale sia per l’individuo adulto che dovrebbe essere consapevole delle proprie azioni, che per un bambino, in cui la consapevolezza manca perchè mai trasmessa e in alcuni casi mai appresa. Dunque non può essere tutta colpa del genitore incapace che non sa dare valori, ma molto dipende dall’individualità del soggetto, che non ha una propria integrità morale.

  3. Probabilmente quello che manca loro non è il sapere,ne il sapere fare,ma il “sapere essere”.

    Ciò non toglie che ogni tanto tornare ai vecchi tempi non farebbe male!

  4. Ciao Francesca, Ti riporto una citazione di Leonardo Da Vinci alla quale mi sono ispirata quando mi sono iscritta all’Università:

    Quelli che s’iinamoran di pratica senza scienza sono come ‘l nocchiere ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai han certezza dove si vada.
    Sempre la pratica dev’essere edificata sopra la bona teorica

    La scelta di iscrivermi all’Università l’ho maturata dopo circa 15 anni di lavoro; mi rendevo conto che pur avendo l’esperienza mi mancava “qualcosa” di molto importante, avvertivo la necessità di supportare ogni processo con dei riferimenti scientifici.
    La formazione universitaria risponde a questa mia esigenza.

  5. Riflessione profonda e bel quesito il tuo francesca.. cosa c’e’ di “sbagliato” nel processo di formazione, o meglio di educazione, di giovani e adolescenti con atteggiamenti di quel tipo? Sicuramente il mestiere di genitore e’ il piu’ difficile al mondo e probabilmente, lo si fa generalmente sempre peggio.
    Conosco alcune persone che si occupano di educazione nelle scuole primarie e mi raccontano di atteggiamenti quasi incredibili dei genitori che, loro stessi per primi, rifiutano l’autorita’ e negano autorevolezza agli insegnanti, ritenendo quasi intollerabili eventuali richiami ai propri figli. Certo questo non e’ di buon esempio, e certamente fa presagire un’educazione quanto mai inefficace.
    Credo pero’ sia anche un problema piu’ esteso, a livello sociale, che si rifa’ ai valori che una societa’ tutta trasmette ai suoi membri piu’ giovani, e secondo me da questo punto di vista, i modelli che trasmettiamo sono sempre piu’ deboli e confusi..( e di questo se non erro si e’ parlato anche in alcune lezioni di sociologia…)

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